Zingari, una questione non corretta

“Che cosa vogliamo vendicare quando parliamo in libertà di deportazione di un’etnia nell’Europa di oggi? Da quale segreta pulsione viene questo linguaggio offensivo dell’intelligenza, della morale e dell’onore, che riempie della tragica memoria della Shoah l’aria vuota della retorica umanitarista?”. La domanda posta dall’editoriale del Foglio di lunedì 20 settembre prendeva spunto dalle polemiche sorte attorno alla decisione di Nicolas Sarkozy di espellere i rom irregolari. Leggi tutti gli articoli sulla questione dei rom
10 AGO 20
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“Che cosa vogliamo vendicare quando parliamo in libertà di deportazione di un’etnia nell’Europa di oggi? Da quale segreta pulsione viene questo linguaggio offensivo dell’intelligenza, della morale e dell’onore, che riempie della tragica memoria della Shoah l’aria vuota della retorica umanitarista?”. La domanda posta dall’editoriale del Foglio di lunedì 20 settembre prendeva spunto dalle polemiche sorte attorno alla decisione di Nicolas Sarkozy di espellere i rom irregolari e alla conseguente procedura di infrazione contro la Francia chiesta dal commissario europeo Viviane Reding, che aveva evocato, poi precisando, le “deportazioni” naziste.

Ancor più, la domanda del Foglio è rivolta alle opinioni – ispirate all’umanitarismo politicamente corretto – apparse sulla stampa liberal italiana e straniera. Tra esse, un articolo di Gad Lerner sulla Repubblica del 17 settembre. Toni Capuozzo prende spunto proprio dall’articolo di Lerner per intervenire sulla questione. All’editoriale del Foglio, che si domandava “si può abortire un bambino al mattino e piangere sul destino degli zingari la sera?”, ha risposto invece mercoledì 22 Adriano Sofri, ragionando sul perché l’evocazione delle deportazioni naziste sia inevitabile a proposito delle espulsioni dei rom: “Non ci si può stupire che i convogli degli anni 40 abbiano avuto uno strascico così lungo che ogni volta che una porta viene chiusa una loro coda ci rimanga impigliata dentro”.

A Sofri risponde ora Luigi Amicone. Lo psicanalista Umberto Silva invece indaga l’idea multiculturalista che l’Europa si è costruita del popolo rom e del suo nomadismo. Questa serie di articoli raccoglie, intrecciandoli, gli interventi accomunati dallo sforzo di approfondire fuori dalla retorica del linguaggio liberal il “grave caso filosofico” che i rom pongono all’Europa e al suo umanitarismo.